Sulla vicenda del Quadrato – Progetto europeo

Un nuovo spazio per la città
Un nuovo spazio per i nostri bisogni

Abbiamo deciso di fare un esperimento. Lo sottoponiamo all’attenzione del movimento, del quartiere e di tutte e tutti coloro che hanno condiviso con noi esperienze, lotte e percorsi.

Una sgradevole sorpresa
Il C.S.O.A. ex SNIA Viscosa il 18 dicembre 2006 viene a conoscenza che un dipartimento del comune di Roma, il XV, ha vinto un bando europeo su un progetto definito URB-AL Rete 6 “Nuovi Modelli di Sviluppo Urbano Integrato per la valorizzazione del Patrimonio Ambientale e Culturale”
Oggetto dell’intervento una parte dell’occupazione, uno dei capannoni industriali dell’area che noi chiamiamo “Quadrato”, lo spazio dietro al dipinto murale che tutti possono ammirare entrando nel centro sociale. Un capannone scoppiato negli anni settanta e recuperato – smaltendo tonnellate di macerie – come spazio sociale all’aperto fin dal 1998 con le energie degli occupanti e per mezzo dell’autofinanziamento. Siamo rimasti francamente stupiti.Una volta acquisite faticosamente tutte le informazioni necessarie – strappando incontri al Dipartimento XV (Politiche economiche e Coordinamento del gruppo Comune di Roma), al Municipio VI, al Dipartimento X (Politiche ambientali e delle Risorse agricole) – siamo riusciti ad avere un quadro completo dell’operazione e della posta in gioco. Il progetto mirava alla realizzazione di un teatro all’aperto con una copertura parziale dell’area con un tetto solare a pannelli fotovoltaici, utilizzando 150mila euro di fondi europei e altri soldi provenienti dal bilancio comunale, ad ora nell’ordine di 600mila euro. < ‘Degrado e abbandono’? ‘progressivo deterioramento’? concetti obiettivamente non associabili ad uno spazio restituito alla socialità e vissuto 24 ore su 24. Partecipazione? Difficile riconoscere questo processo su qualcosa di già deciso. Difficile non riconoscere che si tratta dei risultati politici e sociali dell’occupazione. Riqualificazione? Progetto europeo? Sono categorie che non ci appartengono e che mai avremmo pensato potessero interagire con noi.

Il verde: un diritto conquistato
Cosa è infatti l’area della ex SNIA Viscosa? E’ un’area occupata dal 1995 in cui in 13 anni è stato affermato un vincolo sociale che ha determinato la restituzione dell’ex fabbrica ai cittadini, senza il quale l’intera ex SNIA sarebbero probabilmente oggi un centro commerciale e un’ennesima speculazione immobiliare. Il terreno in questione prima del 1995 era stato lottizzato a fini speculativi malgrado la sua destinazione a verde pubblico: i cittadini su iniziativa del Comitato di Quartiere se lo sono ripreso smascherando la truffa (in cui erano coinvolti sia i privati – noti palazzinari – sia la pubblica amministrazione), e scegliendo politicamente di uscire dalla legalità per affermare un diritto e mettere in pratica una esperienza di autogestione nuova e di dimensioni eccezionali, che tutta la città ha potuto condividere in questi 13 anni. Parallelamente è stata rivendicata a gran voce la procedura di esproprio per pubblica utilità dell’intera area, che ha portato in un primo momento alla realizzazione del parco pubblico inaugurato nel 1997 e nell’estate 2005 all’acquisizione della parte restante, che coincide con lo spazio tuttora occupato. L’area degli stabilimenti nei pressi di Largo Preneste, sta diventando, grazie alle mobilitazioni messe in atto, definitivamente competenza dell’Università La Sapienza che ha avviato la procedura d’esproprio e un progetto di massima che andrà rivisto con i cittadini stessi prima di divenire esecutivo.
Dopo aver scongiurato la trattativa privata da parte del Comune e de La Sapienza con il proprietario, il noto truffatore Pulcini, abbiamo chiesto fortemente che l’università sia progettata, oltre che come spazio adeguato agli studenti e ai lavoratori, come insieme di risorse per il quartiere, capaci di risolvere i problemi strutturali e compensare le mancanze di servizi, senza aggiungere criticità come traffico e caro affitti. Per quanto riguarda il concetto di degrado ci si riferisca chiaramente alle strade e alle piazze di questo quartiere, alle aree verdi, ai giardini per bambini ormai chiusi, alla scuole fatiscenti e senza spazi comunitari, allo stesso parco della ex snia lasciato per anni senza cura e investimenti.
Una risorsa per tutti
Ci siamo chiesti se tale progetto di riqualificazione potesse rappresentare una risorsa reale per il territorio. La risposta è stata negativa, stando al grave deficit comunicativo verso i cittadini e ai termini con cui era stato pianificato. Abbiamo allora verificato la possibilità di determinare un indirizzo diverso a questo progetto e ristabilire in primis i giusti termini della discussione e rendere chiaro il nostro ruolo.

A nostro avviso un qualsiasi intervento di ‘miglioramento’ sul “Quadrato” deve garantire la salvaguardia dell’uso che fino a oggi ne è stato fatto dalla collettività che lo ha animato, non che la tutela di alcuni principi fondamentali. Il “Quadrato” è stato luogo in questi anni di attività artistiche, sportive e culturali, nate spontaneamente dalle esigenze del territorio, dove soggetti solitamente tenuti ai margini delle scelte collettive hanno trovato cittadinanza e possibilità di espressione e organizzazione. Queste pratiche vanno rafforzate e moltiplicate in quanto esempio di una cittadinanza attiva e critica e come tale unica reale garanzia di una salvaguardia etica e fisica di questo bene comune.
Nelle sedi di discussione pubblica (culminate nell’incontro del 16 febbraio 2007 scorso nell’assemblea al consiglio municipale) sul progetto abbiamo capito che questo potesse essere garantito, facendo valere i nostri rapporti di forza come occupanti dell’area, in quanto polo cittadino di auto-produzione culturale e come realtà politica fortemente radicata nel quartiere. A questo punto ci siamo assunti una responsabilità: abbiamo deciso di non bloccare il progetto (opzione che era nelle nostre possibilità) ma di determinarne punto per punto la pianificazione, la progettazione, la gestione e la programmazione.

Abbiamo quindi ottenuto – attivandoci insieme a molte realtà sociali del territorio e della città che in questi anni hanno vissuto con noi il centro sociale – che il “Quadrato” rimanga un luogo polifunzionale e intergenerazionale.

  • Un play ground dove si possa praticare sport liberamente: un campo coperto per il gioco del basket, il tennis, la pallavolo, uno skate park unico nella città, una struttura didattica per l’arrampicata, una palestra all’aperto.
  • Un arena che si presti alla messa in scena di uno spettacolo teatrale, alla realizzazione di un concerto di musica classica come ad un evento Hip Hop, alla presentazione di una kermesse di circo internazionale, ad una programmazione cinematografica estiva.
  • Un atelier metropolitano, ovvero salvaguardare quella vocazione nata prima dell’occupazione stessa, ad essere spazio di produzione/fruizione di arte visiva e writing.
  • Un’altra piazza, luogo d’incontro e comunicazione per le tante comunità e minoranze del quartiere mai come oggi necessario per la conquista del diritto ad essere cittadino.

Resta il fatto che abbiamo da subito condiviso l’utilizzo delle risorse rinnovabili e dei criteri di bioarchitettura, essendo il centro sociale parte della Rete Ecologica, del Forum Energia, del Comitato della difesa dell’acqua pubblica e del Forum Bike europeo.
I principi che devono continuare a vivere nel “Quadrato” sono: la libera partecipazione interculturale, l’autogestione della creatività, il volontariato, la non mercificazione della cultura, la libera diffusione dei saperi, delle opere, delle idee, delle conoscenze. Per noi questo rappresenta un bene comune, e come tale va salvaguardato: le risorse economiche che l’amministrazione pubblica ha deciso di stanziare devono garantire, in una prospettiva di allargamento della partecipazione, tali esperienze e bisogni.

In poche parole, quale è il nostro esperimento
Considerando la nostra pratica antagonista alle logiche di mercato – fondata sull’autogestione, il volontariato come libero lavoro, il rifiuto della delega, l’autofinanziamento, l’antifascismo, l’antisessismo, l’antirazzismo – aver scelto di confrontarci con procedure istituzionali e burocratiche rappresenta il tentativo di ottenere con strumenti per noi inusuali la realizzazione di uno spazio che rappresenti una scommessa all’interno della città. La scommessa è quella di continuare a proporre un funzionamento alternativo alle clientele, alla mercificazione, alla lottizzazione, ridistribuendo allo stesso tempo risorse di denaro pubblico indirizzate alla realizzazione di infrastrutture. Se le istituzioni non accettano di riconoscere un simile percorso non ci sarà alcuna reale riqualificazione e l’intero progetto dovrà essere messo ulteriormente in discussione. E’ sotto gli occhi di tutti gli abitanti del quartiere e della città la progressiva e inesorabile privatizzazione degli spazi pubblici: parchi, centri sportivi, spazi culturali regalati a gruppi di interesse e a bacini elettorali. L’area della ex SNIA ha vissuto in questi 13 anni una vita diversa, in cui le decisioni vengono prese da un’assemblea orizzontale che si riunisce il martedì sera, aperta al contributo di tutti e tutte, dove non ci sono capi, né sceriffi né affaristi. Una pratica di democrazia diretta, in grado di contaminare giorno per giorno il territorio, la città e il mondo intero. Se tredici anni fa liberi cittadini del quartiere Pigneto Prenestino di Roma si sono presi la responsabilità di agire nell’illegalità occupando una proprietà privata per difendere, dall’illegalità della politica e degli interessi economici, il diritto in questa città di costruire un bene comune, oggi chi ha proseguito quell’esperienza si prende la responsabilità di affermare tale diritto in una dimensione di legalità senza che vengano messi da parte principi e relazioni. In altri termini si vuole rilanciare un progetto allargandolo al territorio e alla città, per la costruzione di una cittadinanza attiva e una cultura altra svincolata dalla lottizzazione, dal clientelarismo, dalla mercificazione e strumentalizzazione propagandistica. Chiamiamo per tanto tutte e tutti ad esprimersi in proposito proponendo idee e suggerimenti, e seguire con noi questo percorso per una definizione collettiva dei criteri di gestione, fruizione e programmazione dello spazio e condividere la responsabilità di una gestione territoriale. Come primo passaggio proponiamo l’elaborazione di un ‘Manifesto Culturale’ che rappresenti la ricchezza di questo progetto.

C.S.O.A eXsnia Viscosa

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