Deposito Atac di Porta Maggiore

DEPOSITO ATAC DI PORTA MAGGIORE
MASSIMA ALLERTA!!!!!

NO
ALLA SVENDITA DEL DEPOSITO ATAC
ALL’ENNESIMA SPECULAZIONE EDILIZIA NEL QUARTIERE
ALLA PRIVATIZAZZIONE DEI SERVIZI PUBBLICI

SI
ALLA PROGETTAZIONE DEI CITTADINI PER I CITTADINI

L’ATAC ha avviato diversi progetti nella città per la dismissione di molti dei suoi depositi storici, allo scopo di ripianare il debito accumulato in anni di pessima gestione economica. Si tratta dell’operazione denominata Rimesse in gioco/ Deposito d’idee.

Al Pigneto, si vuole chiudere il deposito di Porta Maggiore, a piazza  Caballini, attivo “per il ricovero delle vetture” del servizio di trasporto pubblico dal 1890. Il deposito di Porta Maggiore è un luogo fondamentale della memoria storica del nostro quartiere, che è nato intorno agli insediamenti industriali fuori le mura e con l’immigrazione delle persone che cercavano lavoro nella capitale del nuovo Regno d’Italia. Un territorio dove sono sorti alcuni tra i più importanti impianti industriali di Roma: il mulino della Pantanella, l’industria farmaceutica della Serono, quella chimico-tessile della Viscosa e, appunto, il deposito dei tram, tanto per citarne alcuni. Questi impianti, oggi, non producono più (il deposito ATAC dovrebbe chiudere nel 2009, per trasferirsi nell’area presso l’ex Centro Carni su viale Palmiro Togliatti) e sono stati tutti oggetto di speculazioni, spesso riuscite e qualche volta per fortuna impedite, a danno dei cittadini, dei loro bisogni e delle loro necessità.
Ma per l’ ATAC questo non conta: il presidente Vento pensa soltanto “che lo stato di obsolescenza del deposito è tale da costituire una criticità per ATAC spa”, senza ricordare che quella che dirige è un’azienda pubblica, che ha già ceduto il compito di gestire l’esercizio del trasporto pubblico a delle società concessionarie esterne, mantenendo solo la proprietà dei mezzi, degli impianti tranviari e dei depositi. Nonostante ciò, il bilancio di ATAC è ancora in perdita e si vuole vendere il suo patrimonio localizzato nei quartieri più centrali, per fare cassa puntando sul business immobiliare.
A questo scopo, l’assessorato all’Urbanistica del Comune e il VI Dipartimento per la “programmazione e pianificazione del territorio” hanno inventato un concorso internazionale per selezionare “un’idea architettonica” sulla quale basare (in parte) il progetto urbanistico che ripenserà l’attuale destinazione dell’area occupata dal deposito dei tram. Il tutto condito da un’apparente richiesta di partecipazione degli abitanti del quartiere.

AFFERMARE UNA REALE PARTECIPAZIONE
Lo scorso 27 ottobre si è conclusa la mostra di queste “idee”: non ci interessa dire quale progetto rispettasse le cosiddette linee guida proposte, se questo fosse il migliore o quello il peggiore, abbiamo affermato con forza che il metodo seguito finora è sbagliato.
I cittadini che sono intervenuti all’assemblea pubblica del 27 ottobre hanno espresso tutti il timore che questi progetti avveniristici non sono legati in alcun modo alla storia del territorio e rispecchiano decisioni prese dall’alto senza il parere degli abitanti e dei lavoratori.
Per questo i cittadini del Pigneto riuniti in assemblea hanno chiesto all’assessore all’Urbanistica Morassut e a quello alle Periferie Pomponi, per il tramite del Municipio, di interrompere il percorso intrapreso e, contemporaneamente, hanno espresso la volontà di organizzarsi per elaborare e proporre dei progetti che siano espressione degli abitanti.
Solo dando realmente la parola ai cittadini potranno emergere i bisogni, le necessità e le contraddizioni presenti nel quartiere Pigneto, diventato negli anni un imbuto per le automobili e un territorio dove le speculazioni edilizie e commerciali hanno preso il sopravvento sulla vivibilità e l’armonia del quartiere.

COSA NON FARE

Nell’attuale deposito ATAC si vorrebbe riversare una colata di cemento nei 30.000 mq interessati. Senza dubbio una scelta irresponsabile che contrasta con le reali esigenze di un territorio in cui mancano soprattutto spazi verdi, asili nido comunali, luoghi di incontro e di socializzazione pubblici capaci di rispondere ai cambiamenti in atto. Al contrario si vorrebbero aprire asili nido e altri servizi privati, tutti a pagamento.
Ma la cosa più grave è che in un quartiere strangolato dal traffico e dalla speculazione immobiliare l’amministrazione vorrebbero costruire altri negozi, altri palazzi (circa 250 appartamenti privati) e conseguentemente altri box auto e parcheggi. Queste scelte urbanistiche aggraverebbero ancora di più il traffico nella zona e allo stesso tempo non risolverebbero la condizione d’emergenza  di molti abitanti del quartiere ad oggi sotto sfratto (per lo più anziani), in condizioni di sovraffollamento o costretti a pagare affitti insostenibili anche per un posto letto.

COSA SERVE A QUESTO QUARTIERE

Questo quartiere, cesura tra il centro e la periferia della città, non può permettersi che le trasformazioni di uno spazio così grande e centrale vadano a peggiorare la qualità della vita di tutti noi ma al contrario devono servire a risolvere i già numerosi problemi esistenti.

La storia, il verde e i giochi
A nostro parere è prioritario inserire nella progettazione del nuovo spazio luoghi di verde pubblico attrezzato e aree gioco per i bambini, immaginando soluzioni – come i giardini coperti – capaci di salvaguardare e valorizzare il manufatto quale esempio di archeologia industriale e luogo della memoria, come avviene in tutta Europa e in altre parti di questa città. La rimessa oltre ad essere tra le prime aziende municipalizzate dal Comune nei primi anni del secolo, è stata teatro delle drammatiche vicende dell’ultimo conflitto mondiale con il disastroso bombardamento alleato nel quale sono morti tanti lavoratori.

Servizi pubblici
È importante pretendere che eventuali servizi al territorio nel nuovo spazio siano di natura pubblica e non privata, per permettere a tutti il loro utilizzo. Naturalmente va data priorità alle mancanze e a quei servizi che per ragioni di spazi inadeguati e fatiscenti si trovano ad essere insufficienti e in pericolo.

Arti e mestieri
In un quartiere dove l’artigianato è stato da sempre l’attività produttiva più caratteristica, ci immaginiamo una sorta di città dell’artigianato (strutture per la formazione, promozione, produzione e commercio) capace di essere una possibilità occupazionale per i giovani disoccupati o precarizzati del quartiere, un rilancio per le attività presenti, un percorso di recupero e valorizzazione dei saperi dei vecchi artigiani in pensione, uno strumento d’espressione diretta della creatività delle diverse comunità presenti sul territorio valorizzando le tipiche tradizioni artigianali.

Risparmio energetico
In un territorio pesantemente attanagliato dallo smog, che in passato ha subito un pesante impatto ambientale dato dai tanti stabilimenti industriali, vogliamo che si consideri la possibilità di progettare una centrale ad energia rinnovabile per il quartiere (considerando le soluzioni di co-generazione e tele-riscaldamento). Realizzare un’opera capace di contribuire all’obiettivo del risparmio energetico e della diminuzioni delle emissioni atmosferiche, seguendo le direttive europee alle quali anche il Comune di Roma deve velocemente adeguarsi. Sarebbe un toccasana per le nostre tasche e i nostri polmoni nonché una fonte d’entrata economica per l’amministrazione pubblica.

Edilizia pubblica e diritto allo studio
Se di case si deve parlare non si può che considerare il problema dell’emergenza abitativa così rilevante in questa città. La bolla speculativa che determina la compravendita degli immobili e gli affitti è una morsa micidiale che condiziona la vita d’intere famiglie e di giovani. Per dare soluzione alle emergenze presenti nel quartiere è importante che si ragioni  su canone sociale (corrispondente alle possibilità economiche) per chi si trova sotto sfratto e case per il diritto allo studio rivolte agli studenti del futuro Ateneo d’Ingegneria che verrà realizzato nell’area dell’ex SNIA Viscosa.

Pretendiamo insomma scelte concrete, capaci di disegnare un luogo davvero innovativo sia nel suo impatto urbanistico e ambientale sia nella partecipazione reale dei cittadini cominciando dalla sua progettazione.

PROGETTIAMO INSIEME UNO SPAZIO
VICINO AI BISOGNI DEI CITTADINI E ALLE ESIGENZE DEL TERRITORIO
ATTREZZATO A VERDE E GIOCHI
PER L’INCONTRO TRA LE CULTURE E  LO SCAMBIO DEI SAPERI
ECO COMPATIBILE  E PER LA PRODUZIONE DI ENERGIE RINNOVABILI
PER LA VALORIZZAZIONE DI UN PATRIMONIO STORICO ARCHEOLOGICO
PER IL RIPRISTINO DI SERVIZI PUBBLICI APERTI A TUTTI

COMITATO DI QUARTIERE PIGNETO-PRENESTINO
C.S.O.A. EX SNIA VISCOSA

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