Comunicato sul 15 ottobre

“ABBIAMO EVITATO IL MORTO”
IL CAPITALISMO È ANCORA VIVO PURTROPPO

“Ci sedemmo dalla parte del torto visto che tutti gli altri posti erano occupati.„ Bertolt Brecht

Il 15 ottobre ha visto sfilare per le strade di Roma un corteo vastissimo (500 mila persone) multiforme e multicolore, composto da lavoratrici e lavoratori precari e non, italiani e immigrati, così come studenti e pensionati, provenienti da tutta Italia e non solo. Tutti in piazza per emanciparsi da questo presente e conquistare un altro futuro, da quello che BCE, FMI e i governi europei ci stanno imponendo.

 La varietà estrema degli individui che si sono messi in gioco e i numeri enormi di partecipazione danno un chiaro segnale di come il limite di sopportazione sia stato ormai superato da molti.

In questo 15 ottobre come compagne e compagni del CSOA Ex Snia abbiamo dato vita ad uno spezzone eterogeneo braccio a braccio con i lavoratori immigrati che tengono in piedi l’agricoltura italiana, quelli della rivolta di Rosarno e Castel Volturno, dello sciopero di Nardò, delle campagne di Foggia, Brindisi, Palazzo San Gervasio. Uno spezzone consistente costruito insieme alle realtà contadine che resistono al sud come al nord ed ai gruppi di consumo critico, insieme a decine di realtà autorganizzate che lottano giorno dopo giorno per la sovranità alimentare e la difesa dei beni comuni, per l’autodeterminazione di tutte e tutti, contro lo sfruttamento e il lavoro nero, contro le speculazioni e l’erosione del territorio, che considerano la conquista dei diritti degli ultimi una trincea a difesa dei diritti di tutti. In piazza, per affermare che la crisi è del capitale, è strutturale, e che la dobbiamo far pagare a chi continua ad arricchirsi sulla nostra pelle, in Italia, in tutto il mondo. Così siamo arrivati a San Giovanni.

Oggi senza dubbio prendiamo le distanze da qualsiasi criminalizzazione della piazza, e soprattutto dalla dicotomia buoni/cattivi propagandata a livello mainstream, per stornare l’attenzione dal reale potenziale di contestazione del corteo e dal consenso raggiunto. Circoscrivere tutto all’interno della dimensione degli “scontri” ha come unica finalità quella di poter più facilmente stringere il cappio intorno al collo, attraverso il sistema penale e repressivo, di chi continuerà a ribellarsi e a praticare il conflitto, per comando unanime delle forze politiche parlamentari intenzionate solo a garantire i loro privilegi e gli interessi delle classi dominanti. A questo servono Daspo, fermo preventivo, reato associativo, flagranza differita.

Pensiamo che i caroselli a tutta velocità dei mezzi di polizia, i lacrimogeni sparati ad altezza d’uomo e le cariche rivolte contro chiunque fosse sotto tiro, non solo il morto non l’hanno di certo evitato ma sono state chiaramente una risposta violenta alla volontà di massa di rovesciare le manovre anticrisi  occupando le strade di Roma. La stessa violenza subita dieci anni fa a Napoli e Genova, culminata con l’omicidio di Carlo e la mattanza della Diaz.

Sappiamo che l’escalation di rabbia espressa nelle strade nella giornata del 15 è dovuta ad un disagio sociale crescente, il cui responsabile è in primis l’intera classe politica istituzionale cheha distrutto, per anni, le possibilità di tutti per coprire unicamente gli interessi di pochi.

Diciamo questo pur non condividendo alcune pratiche di piazza messe in atto, stridenti con le nostre valutazioni circa i modi di essere presenti e gli obiettivi da raggiungere in quella giornata. Allo stesso modo non eravamo interessati a nessuna presentazione di opzioni elettorali per una rappresentanza alternativa a Berlusconi, scorciatoie che non riteniamo funzionali ad un cambiamento reale.

Guardandoci all’interno, chiaramente è mancata la capacità di condividere, nelle differenze, la piazza e ci si è trovati gli uni contro gli altri. Valutiamo pertanto questa prima giornata mondiale di mobilitazione contro le politiche di austerity, un’occasione parzialmente mancata per generalizzare il conflitto e innescare in questo paese un reale processo di lotta di massa, per la liberazione dal lavoro salariato, per l’autodeterminazione dei nostri corpi, per l’autogoverno dei territori, per l’autogestione del nostro tempo, per la libertà di movimento.

Ora è necessario rispondere all’attacco repressivo e liberticida, per questo auspichiamo un reale momento di confronto collettivo schietto, fuori dagli steccati e dai tatticismi, che coinvolga tutte le forze antagoniste.

Sapersi mettere in discussione, saper trovare il modo di svincolarsi da questa morsa e rimettersi collettivamente in movimento in ogni territorio, nei posti di lavoro, nelle scuole e nelle università, scrollandosi da dosso anche un certo provincialismo e alzando lo sguardo verso un orizzonte internazionalista  è quanto auspichiamo.

Dal canto nostro il 15 ottobre, senza troppa enfasi, l’abbiamo vissuto come un momento di passaggio di un percorso iniziato a gennaio 2010, all’indomani della rivolta di Rosarno, e rilanciato politicamente dall’assemblea nazionale di domenica 16, ospitata dal CSOA Ex Snia, e partecipata da un centinaio di compagni e compagne provenienti da tutta Italia. Con questa assemblea abbiamo gettato le basi per l’apertura di una stagione di lotta che ponga il lavoro e la salvaguardia del territorio al centro delle politiche sull’alimentazione e l’agricoltura, la regolarizzazione dei lavoratori immigrati al centro della lotta al lavoro nero e al caporalato, l’unità dei braccianti, contadini, operai dell’agroalimentare e lavoratori-consumatori contro i profitti della Grande Distribuzione Organizzata e delle multinazionali.

In questi giorni ci siamo subito ritrovati in piazza con gli abitanti del nostro territorio a difesa del bene comune contro razzisti, fascisti e speculatori.

Il 30 ottobre saremo al Pigneto, insieme al movimento NO TAV.

Così come abbiamo sempre fatto sosterremo le spese legali degli arrestati.

La crisi è strutturale,

liberiamoci del capitale

Libere tutte e tutti!

Dieci, cento, mille Tahrir

C.S.O.A. eXSnia